Alla fine ci trasferiamo in British Columbia, a Vancouver (detta anche "Il paradiso del Canada" per via del clima, mica dei prezzi delle case! Grrr...)
Piccola lista delle cose che mi mancheranno e che non mi mancheranno di Montréal:
- mi mancheranno:
1. i nuovi amici che abbiamo trovato, pochi ma buoni e interessanti
2. il Parc La Fontaine, miniera inesauribile di elementi bizzarri
3. il bar "Kilo" e la cameriera simpatica
4. i ristorantini "Club Sandwich" e "Lafayette", per le nostre pantagrueliche colazioni
5. Tele Quèbec, che trasmette i film di Don Camillo (in francese, ovviamente), i vecchi western, i cartoni animati del mattino
6. le vecchie che mi fermano per strada per fare i complimenti al mio bimbo parlando un francese quebecois strettissimo che non capisco (ma vabbè...)
- non mi mancheranno:
1. i ciclisti che pedalano sui marciapiedi nonostante i chilometri e chilometri di piste ciclabili di Montrèal (qualche maleducato esiste anche in Canada!)
2. l'agente immobiliare che ci ha affittato l'appartamento, che ci entra in casa senza bussare e non dice mai "buongiorno" e soprattutto "arrivederci" alla fine delle visite (per mostrare l'appartamento ai nuovi potenziali inquilini)
3. gli sbandati della Rue Sainte Catherine, che ogni tanto sconfinano anche nel parchetto giochi dei bimbi (per fortuna gira un sacco di polizia, quindi nessun pericolo)
4. i rumori notturni di chi ha fatto la nottata nella Rue Sainte Catherine (noto luogo di perdizione della città) e non ho capito perchè passa sotto casa nostra alle 4 del mattino in skate, cantando, bestemmiando, ravanando nei sacchi del "reciclage"
5. le vecchie che mi fermano per strada per dirmi che il mio bimbo ha i piedi freddi, o caldi, o è senza cappello e c'è il sole, o è vestito troppo, o è vestito troppo poco.
Grazie, Quèbec, per averci accolto così bene! Ci mancherai.
giovedì 26 agosto 2010
domenica 15 agosto 2010
Cupcake, dolcetti diabolici
All'inizio non ci ho fatto molto caso, ma poi pian piano ho iniziato a vedere pubblicità sui famigerati "Cupcake" un pò ovunque... e allora mi sono detta: "beh, proviamo ad assaggiarne uno!".
Così mi sono fatta consigliare da una amica autoctona, e mi sono recata in una piccola pasticceria specializzata in questi dolcetti. Visto il prezzo, ossia intorno ai $ 3.50 l'uno, ne ho presi giusto un paio e io e mio marito li abbiamo assaggiati... insomma, mi direte, ma cosa diavolo sono??
Ve lo spiego subito: sono delle micro-torte, un pò come i muffin insomma, tutti tondotti e splendidamente decorati e farciti, ma fatti proprio con un impasto da torta. Buoni, per carità, ma volete mettere con la nostra fantastica pasticceria italiana?
Spinta da un paio di programmi televisivi in cui pasticceri nordamericani si danno battaglia a colpi di chi realizza il cupcake più bello e buono (e visto il prezzo al dettaglio), ho acquistato al supermercato la confezione con il preparato e mi sono messa all'opera. Ho comprato anche la glassa al cioccolato per farcirli, illudendomi che avrei fatto dei capolavori culinari.
Ho subito scoperto alcuni fondamenti della perfetta creatrice di cupcake:
1. serve l'apposito stampo. Le formine di carta non supportano la pasta molliccia, che tende subito ad allargarsi e a far perdere la forma tonda (quella tipica del muffin, per intenderci). I miei cupcake sono venuti triangolari, ovali, quadrati, etc, ma neanche uno tondo!
2. serve la siringa per la glassa, sennò l'effetto scenico della decorazione va a farsi friggere. I miei cupcakes, già disgraziati, con la glassa spalmata a coltello sembravano usciti da un quadro di Picasso
3. la quantità di zucchero nell'impasto è mortale. Dico davvero. Li abbiamo assaggiati e ci siamo detti: "Buoni, un pò troppo dolci però", così giusto per curiosità sono andata a leggere gli ingredienti... santo cielo! Tenendo conto che la lista degli ingredienti va in ordine decrescente, il primo (prima ancora della farina!!) è lo zucchero, per un totale di 19 grammi di zuccheri su una porzione di dolcetto di 44 grammi... AARGH!
Per ora ho deciso di abbandonare i miei esperimenti. Magari ci riproverò più avanti, creando un impasto italico/casereccio e munendomi degli appositi attrezzi... :-)
Così mi sono fatta consigliare da una amica autoctona, e mi sono recata in una piccola pasticceria specializzata in questi dolcetti. Visto il prezzo, ossia intorno ai $ 3.50 l'uno, ne ho presi giusto un paio e io e mio marito li abbiamo assaggiati... insomma, mi direte, ma cosa diavolo sono??
Ve lo spiego subito: sono delle micro-torte, un pò come i muffin insomma, tutti tondotti e splendidamente decorati e farciti, ma fatti proprio con un impasto da torta. Buoni, per carità, ma volete mettere con la nostra fantastica pasticceria italiana?
Spinta da un paio di programmi televisivi in cui pasticceri nordamericani si danno battaglia a colpi di chi realizza il cupcake più bello e buono (e visto il prezzo al dettaglio), ho acquistato al supermercato la confezione con il preparato e mi sono messa all'opera. Ho comprato anche la glassa al cioccolato per farcirli, illudendomi che avrei fatto dei capolavori culinari.
Ho subito scoperto alcuni fondamenti della perfetta creatrice di cupcake:
1. serve l'apposito stampo. Le formine di carta non supportano la pasta molliccia, che tende subito ad allargarsi e a far perdere la forma tonda (quella tipica del muffin, per intenderci). I miei cupcake sono venuti triangolari, ovali, quadrati, etc, ma neanche uno tondo!
2. serve la siringa per la glassa, sennò l'effetto scenico della decorazione va a farsi friggere. I miei cupcakes, già disgraziati, con la glassa spalmata a coltello sembravano usciti da un quadro di Picasso
3. la quantità di zucchero nell'impasto è mortale. Dico davvero. Li abbiamo assaggiati e ci siamo detti: "Buoni, un pò troppo dolci però", così giusto per curiosità sono andata a leggere gli ingredienti... santo cielo! Tenendo conto che la lista degli ingredienti va in ordine decrescente, il primo (prima ancora della farina!!) è lo zucchero, per un totale di 19 grammi di zuccheri su una porzione di dolcetto di 44 grammi... AARGH!
Per ora ho deciso di abbandonare i miei esperimenti. Magari ci riproverò più avanti, creando un impasto italico/casereccio e munendomi degli appositi attrezzi... :-)
venerdì 16 luglio 2010
The ghiacciato con panna
Eh si, la canicola colpisce anche Montrèal e allora tutti i bar (cafè) si sbizzarriscono a proporre "cafè glacé maison" e "the glacé maison"... così può capitare di ordinare un thè glace e di vedersi arrivare un bel the freddo con molto ghiaccio (come promesso) sormontato da una bella porzione di panna montata!
Passata l'incredulità iniziale, devo dire che il risultato non è male... ah, la creatività canadese!!
Passata l'incredulità iniziale, devo dire che il risultato non è male... ah, la creatività canadese!!
giovedì 1 luglio 2010
Parc La Fontaine
Parc La Fontaine a Montrèal è un vera miniera di elementi bizzarri.
Situato a pochi minuti dal downtown, è un parco di media grandezza con un piccolo laghetto artificiale al centro, stile "The Serpentine" di Hyde Park, a Londra.
A qualsiasi ora del giorno (della notte non ho idea) si possono fare incontri interessanti con persone che svolgono le più svariate attività, tra cui:
- suonare bonghi, chitarre acustiche ed elettriche (amplificate), arpe, ukulele
- ballare il tango
- danzare sui rollerblade
- portare a spasso il cane, il gatto, il coniglio, i canarini (in gabbia), il furetto, i figli
- giocare a calcio, baseball, bocce, pallavolo, frisbee ed a uno strano gioco con una rete tipo pallavolo (bassa) e una palletta minuscola che viene colpita con i piedi... se sapete il nome, ditemelo!
- indossare costumi da lottatori di sumo giapponesi e quindi lottare a chi cade per primo (vedi foto)
- fare picnic, feste, grigliate con barbecue portatili
- fare cardio-poussette, ossia ginnastica con i figli nel passeggino/carrozzina con tanto di istruttore
- praticare tai-chi, yoga, spada, arti marziali in genere
- far navigare nel lago barchette radiocomandate
- dato che il Cirque de Soleil è nato in Quèbec: esercitarsi a camminare sulla corda, far roteare le clavette, andare in monociclo, eseguire acrobazie da trapezisti con l'apposito drappo attaccato ad un albero
- fare una siesta sull'amaca.
A queste condizioni, anche solo una piccola passeggiata pomeridiana in mezzo a tale varietà si rivela interessante...
Situato a pochi minuti dal downtown, è un parco di media grandezza con un piccolo laghetto artificiale al centro, stile "The Serpentine" di Hyde Park, a Londra.
A qualsiasi ora del giorno (della notte non ho idea) si possono fare incontri interessanti con persone che svolgono le più svariate attività, tra cui:
- suonare bonghi, chitarre acustiche ed elettriche (amplificate), arpe, ukulele
- ballare il tango
- danzare sui rollerblade
- portare a spasso il cane, il gatto, il coniglio, i canarini (in gabbia), il furetto, i figli
- giocare a calcio, baseball, bocce, pallavolo, frisbee ed a uno strano gioco con una rete tipo pallavolo (bassa) e una palletta minuscola che viene colpita con i piedi... se sapete il nome, ditemelo!
- indossare costumi da lottatori di sumo giapponesi e quindi lottare a chi cade per primo (vedi foto)
- fare picnic, feste, grigliate con barbecue portatili
- fare cardio-poussette, ossia ginnastica con i figli nel passeggino/carrozzina con tanto di istruttore
- praticare tai-chi, yoga, spada, arti marziali in genere
- far navigare nel lago barchette radiocomandate
- dato che il Cirque de Soleil è nato in Quèbec: esercitarsi a camminare sulla corda, far roteare le clavette, andare in monociclo, eseguire acrobazie da trapezisti con l'apposito drappo attaccato ad un albero
- fare una siesta sull'amaca.
A queste condizioni, anche solo una piccola passeggiata pomeridiana in mezzo a tale varietà si rivela interessante...
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venerdì 11 giugno 2010
La pizza di Gattuso
Da quando sono qui, ho una voglia irrefrenabile di pizza: alta, bassa, margherita, strafarcita... me la mangerei in tutti i modi possibili.
Ci siamo tolti la voglia di ordinarla a casa, insieme a bottiglie di pepsi, ali di pollo e sacchetti di dolcetti... poi però abbiamo optato per il "fai da te" :-)
In Italia non sono mai riuscita a fare una pizza decente, non chiedetemi il perchè... dopo un pò ho ceduto le armi; qui invece deve essere uscita la mia italianità ("tengo cuore italiano!", come dice Gerard Depardieu) e, complice l'impasto di Gattuso, sto ottenendo delle pizze alte, soffici, da leccarsi i baffi.
Sì, Gattuso: è una marca di cibi in scatola (simil-italiani, ovviamente) e al supermercato si trova anche questa busta magica con dentro farina e lievito: non so se sia merito di Gattuso o del forno, ma finalmente sono riuscita a fare un pizza squisita!!
Ci siamo tolti la voglia di ordinarla a casa, insieme a bottiglie di pepsi, ali di pollo e sacchetti di dolcetti... poi però abbiamo optato per il "fai da te" :-)
In Italia non sono mai riuscita a fare una pizza decente, non chiedetemi il perchè... dopo un pò ho ceduto le armi; qui invece deve essere uscita la mia italianità ("tengo cuore italiano!", come dice Gerard Depardieu) e, complice l'impasto di Gattuso, sto ottenendo delle pizze alte, soffici, da leccarsi i baffi.
Sì, Gattuso: è una marca di cibi in scatola (simil-italiani, ovviamente) e al supermercato si trova anche questa busta magica con dentro farina e lievito: non so se sia merito di Gattuso o del forno, ma finalmente sono riuscita a fare un pizza squisita!!
giovedì 3 giugno 2010
Il colore delle pareti
Lo avevo promesso: un post solo sul colore delle pareti.
L'avevo notato subito, quando sono venuta in Canada la prima volta, ormai 7 anni fa: per forza, impazzavano i bagni viola!
Iniziamo a dire che i bagni (seguirà altro post) non hanno le piastrelle; se ce le hanno sono solo sul muro attiguo alla vasca da bagno. Per cui ci si può sbizzarrire con il colore: il nostro, per esempio, è di un beige scuro smorto. Un pò deprimente, in effetti, soprattutto perchè non ha finestre e quindi è già, come dire, buio per i fatti suoi.
Sinceramente mi sono chiesta perchè i canadesi amino usare colori forti ma tendenti allo scuro... mi spiego: se prendete un verde e ci mischiate del bianco, otterrete un verde pastello, tenue, luminoso; se ci mischiate del nero otterrete un verde cupo, magari anche "forte", bello saturo, ma sempre cupo... ecco, qui mischiano i colori col nero (per modo di dire, eh!), per cui avete cucine rosso cupo, camere grigio cupo, salotti blu cupo, etc etc... non è che i canadesi non amino i colori, anzi forse fin troppo, ma forse qualcuno dovrebbe fargli vedere un qualcosa di un pochino più solare...
L'avevo notato subito, quando sono venuta in Canada la prima volta, ormai 7 anni fa: per forza, impazzavano i bagni viola!
Iniziamo a dire che i bagni (seguirà altro post) non hanno le piastrelle; se ce le hanno sono solo sul muro attiguo alla vasca da bagno. Per cui ci si può sbizzarrire con il colore: il nostro, per esempio, è di un beige scuro smorto. Un pò deprimente, in effetti, soprattutto perchè non ha finestre e quindi è già, come dire, buio per i fatti suoi.
Sinceramente mi sono chiesta perchè i canadesi amino usare colori forti ma tendenti allo scuro... mi spiego: se prendete un verde e ci mischiate del bianco, otterrete un verde pastello, tenue, luminoso; se ci mischiate del nero otterrete un verde cupo, magari anche "forte", bello saturo, ma sempre cupo... ecco, qui mischiano i colori col nero (per modo di dire, eh!), per cui avete cucine rosso cupo, camere grigio cupo, salotti blu cupo, etc etc... non è che i canadesi non amino i colori, anzi forse fin troppo, ma forse qualcuno dovrebbe fargli vedere un qualcosa di un pochino più solare...
Ordinare un caffè può sembrare più complicato del previsto...
Questa è una delle poche cose che qui, a volte, mi fa venire il nervoso: ordinare una cosa semplice come un caffè. Perchè qui non è semplice, o meglio, è il caffè a non essere semplice.
Andate da Starbucks, o da Cafè Depot, o da qualsiasi altra parte, e decidete di prendere un caffè al banco: pensate che con un banale "Un caffè piccolo, per favore" ve la caverete, e vi sbagliate. Iniziano le domande a raffica: da consumare qui o da asporto? latte o crema? quanto zucchero? vellutato? (cosa diav...?!) della casa? (urgh!) cannella? e via di seguito, ogni bar ha il suo ventaglio personale di domande. Se poi aggiungete il fatto che sì, capite il francese, ma ci sono delle domande a cui non siete pronti, tipo "vellutato" cosa diavolo sarà mai?
Poi voi dite "un caffè piccolo, lo bevo qui, 2 bustine di zucchero" e vi guardano male: "ma come" pensano, "io ti offro tutte queste possibilità e tu prendi un caffè nero e basta??"...
La stessa cosa vi capita quando ordinate i panini, la pizza, la colazione, etc, domande su domande a cui a volte non si sa dare risposta e allora si spara a caso :-)
Se trovate un cameriere simpatico che capisce il vostro imbarazzo e vi dà una mano, è quasi divertente, altrimenti preparatevi a fare la figura dei contadinotti che arrivano in città per la prima volta e a sopportare lo sguardo vagamente sprezzante di qualche ragazzino che si guadagna qualche soldo distribuendo caffè e panini, e non contempla il fatto che voi vi troviate spiazzati da tutta questa scelta.
Io, a dire la verità, a volte mi innervosisco. Forse il caffè dovrei prenderlo decaffeinato, ma è l'unica cosa che non mi chuiedono mai!!
Andate da Starbucks, o da Cafè Depot, o da qualsiasi altra parte, e decidete di prendere un caffè al banco: pensate che con un banale "Un caffè piccolo, per favore" ve la caverete, e vi sbagliate. Iniziano le domande a raffica: da consumare qui o da asporto? latte o crema? quanto zucchero? vellutato? (cosa diav...?!) della casa? (urgh!) cannella? e via di seguito, ogni bar ha il suo ventaglio personale di domande. Se poi aggiungete il fatto che sì, capite il francese, ma ci sono delle domande a cui non siete pronti, tipo "vellutato" cosa diavolo sarà mai?
Poi voi dite "un caffè piccolo, lo bevo qui, 2 bustine di zucchero" e vi guardano male: "ma come" pensano, "io ti offro tutte queste possibilità e tu prendi un caffè nero e basta??"...
La stessa cosa vi capita quando ordinate i panini, la pizza, la colazione, etc, domande su domande a cui a volte non si sa dare risposta e allora si spara a caso :-)
Se trovate un cameriere simpatico che capisce il vostro imbarazzo e vi dà una mano, è quasi divertente, altrimenti preparatevi a fare la figura dei contadinotti che arrivano in città per la prima volta e a sopportare lo sguardo vagamente sprezzante di qualche ragazzino che si guadagna qualche soldo distribuendo caffè e panini, e non contempla il fatto che voi vi troviate spiazzati da tutta questa scelta.
Io, a dire la verità, a volte mi innervosisco. Forse il caffè dovrei prenderlo decaffeinato, ma è l'unica cosa che non mi chuiedono mai!!
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