Ultimamente sto seguendo dei seminari inerenti il mondo del lavoro in Canada.
Gli argomenti principali sono: redarre una curriculum in formato nord-americano (quello europeo o peggio ancora italiano contengono troppe informazioni private tipo età, sesso, stato civile, etc); prepararsi per sostenere un colloquio di lavoro; sapere come ci si comporta sul luogo di lavoro.
A prima vista questi argomenti possono sembrare banali, ma vi assicuro che le informazioni che ci vengono fornite mi sarebbero state utilissime anche in Italia, nelle mie precedenti esperienze lavorative. Bisogna però prepararsi adeguatamente prima del colloquio. Per esempio: come rispondete quando vi chiedono qual è un vostro difetto? La tecnica "del sandwich" vi aiuta. Cosa rispondete se vi chiedono perchè volete lavorare per la loro azienda? Dovete aver preparato una risposta ragionevole. E così via.
Parlando poi dei "soft skills" cioè della capacità di interagire in un ambiente di lavoro, si scoprono cose interessanti sui canadesi, tipo: se qualcuno ti chiede cosa farai durante il weekend, ciò non deve essere interpretato come un preludio ad un invito (che di fatto non avverrà mai); i colleghi non vogliono sentire dettagli sulla tua vita privata, soprattutto sui tuoi problemi; il lamentarsi, anche per scherzo, è un comportamento da evitare; in caso di problemi con i colleghi, non mandare giù il rospo passivamente ma cercare di parlare per risolvere la situazione (questo in un mondo ideal-canadese, perchè di fatto alcuni miei compagni di corso riportano di essere stati mandati a quel paese in seguito all'uso di questa tecnica)...
Alcuni di questi suggerimenti/tecniche sono in effetti validi: essere adeguatamente preparati per un colloquio di lavoro è fondamentale per non fare la figura dell'imbecille e per ottenere il lavoro, sia qui che in tutti gli altri paesi del mondo. E sapere che non bisogna ammorbare i colleghi con i racconti sulla salute del figlioletto è effettivamente utile, pena il fuggi-fuggi generale quando si entra in una stanza.
Insomma, qui le cose sono effettivamente un pò diverse dall'Italia ed esserne consapevoli aiuta a non andare incontro a delusioni o incomprensioni.
Per il momento, mi diverto a parlare con i miei compagni che arrivano da tutte le parti del mondo e a scoprire cose interessanti: c'è chi mi spiega le regole del cricket, chi mi racconta il metodo coreano di risolvere i conflitti sul posto di lavoro, chi effettivamente mi ammorba con la storia della sua vita... ma è semplice, alla lezione successiva basta cambiare il posto a sedere e trovare qualcuno di più simpatico!!
lunedì 11 aprile 2011
giovedì 31 marzo 2011
L'ammerica
La mia generazione è cresciuta a suon di telefilm americani.
In un contesto tipicamente italiano (nel mio caso, un paesello ai piedi delle Alpi) abbiamo conosciuto questo lontano continente attraverso quello che ci propinava la televisione, vivendo inconsapevolmente una strana doppia vita: realtà italiana e immaginario americano... non so se riuscite a capirmi.
Abbiamo sognato e conosciuto le Hawai con Magnum PI, che guidava una Ferrari (italiana); abbiamo preso coscienza della multiculturarietà con i Jefferson e con Arnold, quando a quei tempi in Italia le persone di colore erano pochissime; ci siamo divertiti con l'A-Team; abbiamo vissuto in un mondo patinato tramite Beverly Hills (che però io ho sempre accuratamente evitato di vedere, mi sembrava eccessivamente fuori dal nostro stile di vita!).
Con la testa inconsciamente piena di queste immagini (qualcuno dirà: "sì, di scemenze"), siamo quindi atterrati in Canada e abbiamo iniziato qui la nostra nuova vita... che strana sensazione non essere mai stati in un posto e tuttavia riconoscerne i suoni (sirene della polizia), i colori (i cartelli stradali), le tipiche insegne (al neon, ancora molto di moda qui), le auto ("Guarda! quella è la macchina che guidava Sberla!" mi dice mio marito un giorno), le zone residenziali alla Wisteria Lane e così via.
Qualcuno qualche giorno fa mi ha detto: "Eh, deve essere stato uno choc culturale difficile, iniziare a vivere qui"... Come?? Choc culturale?? A parte che non arrivo dal paesino del profondo Burundi (per dire, eh! non me ne vogliate) ma vengo dall'Europa... e poi è tutto una sorta di già visto, già vissuto, già sperimentato, proprio grazie alla televisione.
Certo c'è sempre di che stupirsi, soprattutto del buon funzionamento burocratico e del senso civico delle persone. Ecco, queste cose nei telefilm non ci sono. Ma forse perchè non sono telefilm canadesi... guardate il film "Operazione Bacon Canadese" di Michael Moore, e poi capirete dove siamo venuti ad abitare... :-))
In un contesto tipicamente italiano (nel mio caso, un paesello ai piedi delle Alpi) abbiamo conosciuto questo lontano continente attraverso quello che ci propinava la televisione, vivendo inconsapevolmente una strana doppia vita: realtà italiana e immaginario americano... non so se riuscite a capirmi.
Abbiamo sognato e conosciuto le Hawai con Magnum PI, che guidava una Ferrari (italiana); abbiamo preso coscienza della multiculturarietà con i Jefferson e con Arnold, quando a quei tempi in Italia le persone di colore erano pochissime; ci siamo divertiti con l'A-Team; abbiamo vissuto in un mondo patinato tramite Beverly Hills (che però io ho sempre accuratamente evitato di vedere, mi sembrava eccessivamente fuori dal nostro stile di vita!).
Con la testa inconsciamente piena di queste immagini (qualcuno dirà: "sì, di scemenze"), siamo quindi atterrati in Canada e abbiamo iniziato qui la nostra nuova vita... che strana sensazione non essere mai stati in un posto e tuttavia riconoscerne i suoni (sirene della polizia), i colori (i cartelli stradali), le tipiche insegne (al neon, ancora molto di moda qui), le auto ("Guarda! quella è la macchina che guidava Sberla!" mi dice mio marito un giorno), le zone residenziali alla Wisteria Lane e così via.
Qualcuno qualche giorno fa mi ha detto: "Eh, deve essere stato uno choc culturale difficile, iniziare a vivere qui"... Come?? Choc culturale?? A parte che non arrivo dal paesino del profondo Burundi (per dire, eh! non me ne vogliate) ma vengo dall'Europa... e poi è tutto una sorta di già visto, già vissuto, già sperimentato, proprio grazie alla televisione.
Certo c'è sempre di che stupirsi, soprattutto del buon funzionamento burocratico e del senso civico delle persone. Ecco, queste cose nei telefilm non ci sono. Ma forse perchè non sono telefilm canadesi... guardate il film "Operazione Bacon Canadese" di Michael Moore, e poi capirete dove siamo venuti ad abitare... :-))
martedì 29 marzo 2011
Italianglish
La comunità italiana qui a Vancouver è ben radicata nella cultura canadese, anche se forse la presenza di italiani non è numerosa come a Montrèal.
Tra gli italiani immigrati qui negli anni 50/60 ci sono anche i miei parenti, che hanno passato la loro vita parlando un inglese semplice e un dialetto italiano a volte complicatissimo.
Parlare con loro è una continua fonte di ispirazione e di divertimento. Il loro iniziare una frase in una lingua e finirla in un'altra è confusionario, nel senso che genera un'estrema confusione tra quello che LORO vogliono dire e quello che NOI possiamo capire.
Proverbiale ed esilarante è la loro capacità di utilizzare parole inglesi declinandole in italiano, creando così una sorta di "italianglish".
Piccoli esempi: "sono andato a parkare la macchina", "prendi una bagga per metterci dentro le mele", "il mio vicino di casa fa il contrattore" e così via (a voi la gioia di tradurre le parole italianglish).
Il fatto poi che si sforzino di parlare con noi in italiano "puro" e non in dialetto (presumendo che non siamo in grado di capire) genera ulteriori storpiature grammaticali e frasi dal senso delirante, dando così vita ad una comunicazione senza dubbio creativa...
Tra gli italiani immigrati qui negli anni 50/60 ci sono anche i miei parenti, che hanno passato la loro vita parlando un inglese semplice e un dialetto italiano a volte complicatissimo.
Parlare con loro è una continua fonte di ispirazione e di divertimento. Il loro iniziare una frase in una lingua e finirla in un'altra è confusionario, nel senso che genera un'estrema confusione tra quello che LORO vogliono dire e quello che NOI possiamo capire.
Proverbiale ed esilarante è la loro capacità di utilizzare parole inglesi declinandole in italiano, creando così una sorta di "italianglish".
Piccoli esempi: "sono andato a parkare la macchina", "prendi una bagga per metterci dentro le mele", "il mio vicino di casa fa il contrattore" e così via (a voi la gioia di tradurre le parole italianglish).
Il fatto poi che si sforzino di parlare con noi in italiano "puro" e non in dialetto (presumendo che non siamo in grado di capire) genera ulteriori storpiature grammaticali e frasi dal senso delirante, dando così vita ad una comunicazione senza dubbio creativa...
martedì 22 marzo 2011
Italiano zoppicante...
No, non ho incontrato nessun italiano claudicante, nè tantomeno mio marito si è fatto male ad un piede (per ora).
Ogni tanto qualcuno mi manda qualche messaggio chiedendomi informazioni varie e generiche sulla vita in Canada, e a volte il messaggio risulta scritto in un italiano decisamente maldestro (diciamo così, và). Non che io pretenda di essere l'erede di Italo Calvino nè tantomeno di essere un'esperta di lingua italiana (sono solo un povero perito meccanico passato poi al design): per esempio, dopo la virgola non dovrebbe esserci la congiunzione "e" (regola che ho infranto poco fa)... ma insomma, il troppo è troppo!
Passino le domande vaghe la cui risposta mi porterebbe via qualche ora di tempo e qualche seria riflessione filosofica, passino le domande degli indecisi che vorrebbero decidessi io al posto loro, passino quelli che non hanno voglia di recuperare le informazioni sui canali ufficiali e chiedono "come si fa per emigrare in Canada", ma decisamente non passino i messaggi scritti in un italiano incomprensibile o decisamente scorretto!
Mi dispiace, ma già il tempo è limitato; se poi devo interpretare e rispondere a persone che non sanno mettere insieme due frasi di fila, scusatemi ma non sono disposta a farlo.
L'italiano è una bella lingua: leggete, quando scrivete sforzatevi di farlo in maniera comprensibile e se possibile rileggetevi prima di mandare un messaggio.
Mi attirerò un sacco di insulti, già lo so...
Messaggio per chi mi ha contattato per richiedermi info/pareri: se vi ho risposto, tutto quello scritto sopra non era riferito decisamente a voi!!
Ogni tanto qualcuno mi manda qualche messaggio chiedendomi informazioni varie e generiche sulla vita in Canada, e a volte il messaggio risulta scritto in un italiano decisamente maldestro (diciamo così, và). Non che io pretenda di essere l'erede di Italo Calvino nè tantomeno di essere un'esperta di lingua italiana (sono solo un povero perito meccanico passato poi al design): per esempio, dopo la virgola non dovrebbe esserci la congiunzione "e" (regola che ho infranto poco fa)... ma insomma, il troppo è troppo!
Passino le domande vaghe la cui risposta mi porterebbe via qualche ora di tempo e qualche seria riflessione filosofica, passino le domande degli indecisi che vorrebbero decidessi io al posto loro, passino quelli che non hanno voglia di recuperare le informazioni sui canali ufficiali e chiedono "come si fa per emigrare in Canada", ma decisamente non passino i messaggi scritti in un italiano incomprensibile o decisamente scorretto!
Mi dispiace, ma già il tempo è limitato; se poi devo interpretare e rispondere a persone che non sanno mettere insieme due frasi di fila, scusatemi ma non sono disposta a farlo.
L'italiano è una bella lingua: leggete, quando scrivete sforzatevi di farlo in maniera comprensibile e se possibile rileggetevi prima di mandare un messaggio.
Mi attirerò un sacco di insulti, già lo so...
Messaggio per chi mi ha contattato per richiedermi info/pareri: se vi ho risposto, tutto quello scritto sopra non era riferito decisamente a voi!!
lunedì 28 febbraio 2011
Pollo agli aintibiotici
Purtroppo non si tratta di una nuova ricetta di cucina... anzi, in realtà lo è: questo è quello che ci troviamo nel piatto qui in Canada.
Prima di trasferirmi qui, qualche pensiero di inquietudine lo avevo provato: si sa che gli Usa e in Canada non vanno tanto per il sottile tra pesticidi, Ogm, antibiotici. Poi il marasma dell'adattamento e dell'organizzazione della nuova vita mi hanno posto altre priorità, e le inquietudini cibarie sono passate in secondo piano, finchè un paio di settimane fa ho per caso visto un servizio televisivo della mitica Radio Canada (CBC) sul pollo agli antibiotici, e mi è venuto un colpo.
I fatti sono questi: il pollo (ma anche tutti gli altri tipi di carne) è imbottito, da vivo, di antibiotici a scopo preventivo. Il Canada non pone nessuna limitazione alla quantità di antibiotici che un allevatore può somministrare; di conseguenza, simpatici batteri tipo la salmonella hanno sviluppato una super-resistenza agli antibiotici. Se per caso un essere umano si becca uno di questi batteri (e vi assicuro che le intossicazioni alimentari, in questo paese di fast-food selvaggi, sono facilissime da prendere) può diventare un vero problema guarire, dato che gli antibiotici non funzionano.
Una bella beffa, per una nazione che agli esseri umani non prescrive (giustamente) antibiotici se non quando è davvero necessario (per esempio in caso di mal di gola recidivo un medico fa fare un tampone per controllare se deriva da un batterio o da un virus, dando gli antibiotici solo nel caso del batterio).
Insomma, ecco allora le precauzioni da prendere per non beccarsi inutili super-batteri dal pollo ingozzato di antibiotici:
- non mangiare pollo, e a questo punto nessun tipo di carne
- mangiare solo pollo biologico, allevato senza antibiotici e con mangimi consoni (qualche super batterio è stato trovato anche su quello, però!)
- trattare il pollo crudo come fosse radiottivo, per eliminare il pericolo di super batteri che si attaccano a piatti, posate, taglieri, padelle e lì vivono allegramente FINO AD UN MESE, lavando tutto accuratamente ed evitando le famose "contaminazioni crociate" dei cibi (es. non tagliare la mela a fette sul tagliere dove ho appena fatto a pezzetti il mio pollo, a meno di cuocere anche la mela accuratamente), ricordandosi che la cottura del pollo deve avvenire ad una certa temperatura (ho comprato uno di quei piccoli termometri da cibo, per controllare!!)
Nell'Europa che abbiamo lasciato alle nostre spalle, andate tranquilli: gli antibiotici per gli animali, legalmente, non sono ammessi a scopo preventivo.
Prima di trasferirmi qui, qualche pensiero di inquietudine lo avevo provato: si sa che gli Usa e in Canada non vanno tanto per il sottile tra pesticidi, Ogm, antibiotici. Poi il marasma dell'adattamento e dell'organizzazione della nuova vita mi hanno posto altre priorità, e le inquietudini cibarie sono passate in secondo piano, finchè un paio di settimane fa ho per caso visto un servizio televisivo della mitica Radio Canada (CBC) sul pollo agli antibiotici, e mi è venuto un colpo.
I fatti sono questi: il pollo (ma anche tutti gli altri tipi di carne) è imbottito, da vivo, di antibiotici a scopo preventivo. Il Canada non pone nessuna limitazione alla quantità di antibiotici che un allevatore può somministrare; di conseguenza, simpatici batteri tipo la salmonella hanno sviluppato una super-resistenza agli antibiotici. Se per caso un essere umano si becca uno di questi batteri (e vi assicuro che le intossicazioni alimentari, in questo paese di fast-food selvaggi, sono facilissime da prendere) può diventare un vero problema guarire, dato che gli antibiotici non funzionano.
Una bella beffa, per una nazione che agli esseri umani non prescrive (giustamente) antibiotici se non quando è davvero necessario (per esempio in caso di mal di gola recidivo un medico fa fare un tampone per controllare se deriva da un batterio o da un virus, dando gli antibiotici solo nel caso del batterio).
Insomma, ecco allora le precauzioni da prendere per non beccarsi inutili super-batteri dal pollo ingozzato di antibiotici:
- non mangiare pollo, e a questo punto nessun tipo di carne
- mangiare solo pollo biologico, allevato senza antibiotici e con mangimi consoni (qualche super batterio è stato trovato anche su quello, però!)
- trattare il pollo crudo come fosse radiottivo, per eliminare il pericolo di super batteri che si attaccano a piatti, posate, taglieri, padelle e lì vivono allegramente FINO AD UN MESE, lavando tutto accuratamente ed evitando le famose "contaminazioni crociate" dei cibi (es. non tagliare la mela a fette sul tagliere dove ho appena fatto a pezzetti il mio pollo, a meno di cuocere anche la mela accuratamente), ricordandosi che la cottura del pollo deve avvenire ad una certa temperatura (ho comprato uno di quei piccoli termometri da cibo, per controllare!!)
Nell'Europa che abbiamo lasciato alle nostre spalle, andate tranquilli: gli antibiotici per gli animali, legalmente, non sono ammessi a scopo preventivo.
mercoledì 2 febbraio 2011
Recco in Skytrain
Ieri sera stavo viaggiando in Skytrain (cioè la metropolitana all'aperto di Vancouver), verso l'ora di cena, per andare alla mia lezione di Italiano.
Mi piace viaggiare in Skytrain, è una specie di treno elettrico sopraelevato, da cui si possono vedere scorci panoramici interessanti: le montagne di North Vancouver, il fiume Fraser, le cime dei monti di Vancouver Island... di sera però, con il buio, non si vede molto dai finestrini, quindi quando è salito un uomo che si è seduto davanti a me con il giornale ho iniziato a sbirciare le sue pagine. Ad un certo punto ho allungato l'occhio perchè il giornale parlava di ristoranti tipici italiani a San Francisco (non che sia proprio dietro l'angolo) e mi stavo divertendo a guardare le foto dei piatti, tentando di capire se fossero davvero piatti tipici italiani.
Insomma devo essere stata un pò troppo insistente nel mio fissare il giornale, perchè ad un certo punto l'uomo, in prossimità della sua fermata, mi ha agitato il giornale sotto il naso e mi ha chiesto se lo volevo tenere. Io mi sono sentita un pò in imbarazzo, pensando di aver fatto una magra figura, ma l'uomo mi ha sorriso, mi ha detto "Tanto io adesso devo scendere, può tenerlo" e uscendo dalla porta dello Skytrain ha aggiunto "E' davvero molto interessante!" ed è andato.
Ci ho guadagnato un articolo in cui parlano di un ristorante ligure a San Francisco dove sfornano un'autentica focaccia di Recco, "piccolo paese poco distante da Genova e famoso per poche altre cose"... e le acciughe all'Ammiraglia?? Le fave con il salame?? La spiaggetta "Ciapèa" sotto casa nostra??
Ah, che nostalgia... e che acquolina in bocca!
Mi piace viaggiare in Skytrain, è una specie di treno elettrico sopraelevato, da cui si possono vedere scorci panoramici interessanti: le montagne di North Vancouver, il fiume Fraser, le cime dei monti di Vancouver Island... di sera però, con il buio, non si vede molto dai finestrini, quindi quando è salito un uomo che si è seduto davanti a me con il giornale ho iniziato a sbirciare le sue pagine. Ad un certo punto ho allungato l'occhio perchè il giornale parlava di ristoranti tipici italiani a San Francisco (non che sia proprio dietro l'angolo) e mi stavo divertendo a guardare le foto dei piatti, tentando di capire se fossero davvero piatti tipici italiani.
Insomma devo essere stata un pò troppo insistente nel mio fissare il giornale, perchè ad un certo punto l'uomo, in prossimità della sua fermata, mi ha agitato il giornale sotto il naso e mi ha chiesto se lo volevo tenere. Io mi sono sentita un pò in imbarazzo, pensando di aver fatto una magra figura, ma l'uomo mi ha sorriso, mi ha detto "Tanto io adesso devo scendere, può tenerlo" e uscendo dalla porta dello Skytrain ha aggiunto "E' davvero molto interessante!" ed è andato.
Ci ho guadagnato un articolo in cui parlano di un ristorante ligure a San Francisco dove sfornano un'autentica focaccia di Recco, "piccolo paese poco distante da Genova e famoso per poche altre cose"... e le acciughe all'Ammiraglia?? Le fave con il salame?? La spiaggetta "Ciapèa" sotto casa nostra??
Ah, che nostalgia... e che acquolina in bocca!
lunedì 31 gennaio 2011
Cantando sotto la pioggia...
A Vancouver, si sa, piove spesso. Soprattutto in questa stagione, cioè in inverno, poichè invece della neve qui abbiamo la pioggia.
Quindi ci si arma di scarpe/stivali impermeabili, ombrelli (ma dopo un pò si lasciano a casa pure quelli), giacche waterproof e via.
L'altro giorno ho portato mio figlio all'asilo e ovviamente stava piovendo. Gli altri bambini erano già nel giardino a giocare sotto l'acqua, muniti di secchielli, scatoline, etc.
Il più piccolo, di circa un anno, era nel passeggino, vestito con una bella tuta impermeabile, anche lui sotto la pioggia.
Non ho battuto ciglio: ho messo stivali di gomma e giacca impermeabile a mio figlio e via, anche lui sotto la pioggia, uno dei più grossi terrori delle mamme italiane.
D'altronde, o si abitua subito a questo clima o rischia di vivere rintanato in casa per il resto della sua vita... ed è fortunato, perchè se fossimo rimasti a Montréal sarebbe uscito a giocare anche a - 15°C!! :-)
Quindi ci si arma di scarpe/stivali impermeabili, ombrelli (ma dopo un pò si lasciano a casa pure quelli), giacche waterproof e via.
L'altro giorno ho portato mio figlio all'asilo e ovviamente stava piovendo. Gli altri bambini erano già nel giardino a giocare sotto l'acqua, muniti di secchielli, scatoline, etc.
Il più piccolo, di circa un anno, era nel passeggino, vestito con una bella tuta impermeabile, anche lui sotto la pioggia.
Non ho battuto ciglio: ho messo stivali di gomma e giacca impermeabile a mio figlio e via, anche lui sotto la pioggia, uno dei più grossi terrori delle mamme italiane.
D'altronde, o si abitua subito a questo clima o rischia di vivere rintanato in casa per il resto della sua vita... ed è fortunato, perchè se fossimo rimasti a Montréal sarebbe uscito a giocare anche a - 15°C!! :-)
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