Nell'ultimo mese e mezzo abbiamo dovuto chiamare tutta una serie di tecnici per effettuare la manutenzione della casa, finora un pò trascurata dal proprietario.
Non che abbia avuto esperienze particolarmente negative in Italia, sia chiaro, ma le cose che mi hanno colpito qui in Canada sono state:
- quando chiami la ditta, al telefono risponde sempre qualcuno in maniera professionale e concisa, spiegando come verrà effettuato l'intervento e il lasso di tempo in cui il tecnico si presenterà (es. tra le 2 e le 4 del pomeriggio, non il vago "in mattinata" tipicamente italico, che a volte in realtà comprende il tardo pomeriggio);
- il tecnico si presenta effettivamente all'orario convenuto, a volte previa telefonata ("siamo la ditta Tal dei Tali, il nostro tecnico è per strada e sarà da voi entro 25 minuti);
- il tecnico si toglie sempre le scarpe o calza dei salvascarpe (che in realtà salvano il pavimento di casa, nel nostro caso ahimè moquettato);
- il tecnico guarda il lavoro da fare, ti presenta il preventivo e ti lascia decidere se vuoi effettuare l'intervento oppure no;
- si può sempre pagare in contanti, assegno o carta di credito.
Che dire... sono soddisfatta!
martedì 12 ottobre 2010
martedì 7 settembre 2010
Garage sales & affini
I garage sales qui in Canada sono diffusissimi.
Quando qualcuno deve traslocare o, semplicemente, fare un pò di pulizia in casa, ricorre ai garage sales: appende qualche cartello sulla via (informando del dove e quando), mette le cose di cui vuole disfarsi in giardino o davanti a casa e passa un pomeriggio pigramente seduto a guardare la gente che viene a vedere se c'è qualcosa di interessante da portar via a prezzo irrisorio.
Fin qui, tutto bene e direi tutto molto folkloristico (per noi stranieri, dove i negozietti di oggetti usati in molti casi ti strappano quasi la pelle di dosso da quanto sono cari).
Capita però che il già informale garage sale sia troppo laborioso da organizzare, o che magari si abbiano solo poche cose di cui disfarsi. I canadesi allora, tranquillamente, mettono fuori sulla strada l'oggetto incriminato con un foglietto che reca la dicitura "for free".
Fin'ora abbiamo registrato in lista:
- un mucchio di terriccio, derivato probabilmente da qualche scavo artigianale in giardino (magari un piccolo stagno)
- giocattoli
- soprammobili
- un paio di poltrone, di cui una dotata di poggiapedi
- tronchi di legno, che vengono buoni come legna da ardere.
Questo solo qui a Vancouver, in una settimana dal nostro arrivo. Nei sei mesi passati a Montreal, la varietà e quantità di oggetti messi sulla strada è stata esorbitante.
Qualcuno ci ha detto che è riuscito quasi ad arredarsi la casa... :-)
Quando qualcuno deve traslocare o, semplicemente, fare un pò di pulizia in casa, ricorre ai garage sales: appende qualche cartello sulla via (informando del dove e quando), mette le cose di cui vuole disfarsi in giardino o davanti a casa e passa un pomeriggio pigramente seduto a guardare la gente che viene a vedere se c'è qualcosa di interessante da portar via a prezzo irrisorio.
Fin qui, tutto bene e direi tutto molto folkloristico (per noi stranieri, dove i negozietti di oggetti usati in molti casi ti strappano quasi la pelle di dosso da quanto sono cari).
Capita però che il già informale garage sale sia troppo laborioso da organizzare, o che magari si abbiano solo poche cose di cui disfarsi. I canadesi allora, tranquillamente, mettono fuori sulla strada l'oggetto incriminato con un foglietto che reca la dicitura "for free".
Fin'ora abbiamo registrato in lista:
- un mucchio di terriccio, derivato probabilmente da qualche scavo artigianale in giardino (magari un piccolo stagno)
- giocattoli
- soprammobili
- un paio di poltrone, di cui una dotata di poggiapedi
- tronchi di legno, che vengono buoni come legna da ardere.
Questo solo qui a Vancouver, in una settimana dal nostro arrivo. Nei sei mesi passati a Montreal, la varietà e quantità di oggetti messi sulla strada è stata esorbitante.
Qualcuno ci ha detto che è riuscito quasi ad arredarsi la casa... :-)
giovedì 26 agosto 2010
Lasciando il Québec
Alla fine ci trasferiamo in British Columbia, a Vancouver (detta anche "Il paradiso del Canada" per via del clima, mica dei prezzi delle case! Grrr...)
Piccola lista delle cose che mi mancheranno e che non mi mancheranno di Montréal:
- mi mancheranno:
1. i nuovi amici che abbiamo trovato, pochi ma buoni e interessanti
2. il Parc La Fontaine, miniera inesauribile di elementi bizzarri
3. il bar "Kilo" e la cameriera simpatica
4. i ristorantini "Club Sandwich" e "Lafayette", per le nostre pantagrueliche colazioni
5. Tele Quèbec, che trasmette i film di Don Camillo (in francese, ovviamente), i vecchi western, i cartoni animati del mattino
6. le vecchie che mi fermano per strada per fare i complimenti al mio bimbo parlando un francese quebecois strettissimo che non capisco (ma vabbè...)
- non mi mancheranno:
1. i ciclisti che pedalano sui marciapiedi nonostante i chilometri e chilometri di piste ciclabili di Montrèal (qualche maleducato esiste anche in Canada!)
2. l'agente immobiliare che ci ha affittato l'appartamento, che ci entra in casa senza bussare e non dice mai "buongiorno" e soprattutto "arrivederci" alla fine delle visite (per mostrare l'appartamento ai nuovi potenziali inquilini)
3. gli sbandati della Rue Sainte Catherine, che ogni tanto sconfinano anche nel parchetto giochi dei bimbi (per fortuna gira un sacco di polizia, quindi nessun pericolo)
4. i rumori notturni di chi ha fatto la nottata nella Rue Sainte Catherine (noto luogo di perdizione della città) e non ho capito perchè passa sotto casa nostra alle 4 del mattino in skate, cantando, bestemmiando, ravanando nei sacchi del "reciclage"
5. le vecchie che mi fermano per strada per dirmi che il mio bimbo ha i piedi freddi, o caldi, o è senza cappello e c'è il sole, o è vestito troppo, o è vestito troppo poco.
Grazie, Quèbec, per averci accolto così bene! Ci mancherai.
Piccola lista delle cose che mi mancheranno e che non mi mancheranno di Montréal:
- mi mancheranno:
1. i nuovi amici che abbiamo trovato, pochi ma buoni e interessanti
2. il Parc La Fontaine, miniera inesauribile di elementi bizzarri
3. il bar "Kilo" e la cameriera simpatica
4. i ristorantini "Club Sandwich" e "Lafayette", per le nostre pantagrueliche colazioni
5. Tele Quèbec, che trasmette i film di Don Camillo (in francese, ovviamente), i vecchi western, i cartoni animati del mattino
6. le vecchie che mi fermano per strada per fare i complimenti al mio bimbo parlando un francese quebecois strettissimo che non capisco (ma vabbè...)
- non mi mancheranno:
1. i ciclisti che pedalano sui marciapiedi nonostante i chilometri e chilometri di piste ciclabili di Montrèal (qualche maleducato esiste anche in Canada!)
2. l'agente immobiliare che ci ha affittato l'appartamento, che ci entra in casa senza bussare e non dice mai "buongiorno" e soprattutto "arrivederci" alla fine delle visite (per mostrare l'appartamento ai nuovi potenziali inquilini)
3. gli sbandati della Rue Sainte Catherine, che ogni tanto sconfinano anche nel parchetto giochi dei bimbi (per fortuna gira un sacco di polizia, quindi nessun pericolo)
4. i rumori notturni di chi ha fatto la nottata nella Rue Sainte Catherine (noto luogo di perdizione della città) e non ho capito perchè passa sotto casa nostra alle 4 del mattino in skate, cantando, bestemmiando, ravanando nei sacchi del "reciclage"
5. le vecchie che mi fermano per strada per dirmi che il mio bimbo ha i piedi freddi, o caldi, o è senza cappello e c'è il sole, o è vestito troppo, o è vestito troppo poco.
Grazie, Quèbec, per averci accolto così bene! Ci mancherai.
domenica 15 agosto 2010
Cupcake, dolcetti diabolici
All'inizio non ci ho fatto molto caso, ma poi pian piano ho iniziato a vedere pubblicità sui famigerati "Cupcake" un pò ovunque... e allora mi sono detta: "beh, proviamo ad assaggiarne uno!".
Così mi sono fatta consigliare da una amica autoctona, e mi sono recata in una piccola pasticceria specializzata in questi dolcetti. Visto il prezzo, ossia intorno ai $ 3.50 l'uno, ne ho presi giusto un paio e io e mio marito li abbiamo assaggiati... insomma, mi direte, ma cosa diavolo sono??
Ve lo spiego subito: sono delle micro-torte, un pò come i muffin insomma, tutti tondotti e splendidamente decorati e farciti, ma fatti proprio con un impasto da torta. Buoni, per carità, ma volete mettere con la nostra fantastica pasticceria italiana?
Spinta da un paio di programmi televisivi in cui pasticceri nordamericani si danno battaglia a colpi di chi realizza il cupcake più bello e buono (e visto il prezzo al dettaglio), ho acquistato al supermercato la confezione con il preparato e mi sono messa all'opera. Ho comprato anche la glassa al cioccolato per farcirli, illudendomi che avrei fatto dei capolavori culinari.
Ho subito scoperto alcuni fondamenti della perfetta creatrice di cupcake:
1. serve l'apposito stampo. Le formine di carta non supportano la pasta molliccia, che tende subito ad allargarsi e a far perdere la forma tonda (quella tipica del muffin, per intenderci). I miei cupcake sono venuti triangolari, ovali, quadrati, etc, ma neanche uno tondo!
2. serve la siringa per la glassa, sennò l'effetto scenico della decorazione va a farsi friggere. I miei cupcakes, già disgraziati, con la glassa spalmata a coltello sembravano usciti da un quadro di Picasso
3. la quantità di zucchero nell'impasto è mortale. Dico davvero. Li abbiamo assaggiati e ci siamo detti: "Buoni, un pò troppo dolci però", così giusto per curiosità sono andata a leggere gli ingredienti... santo cielo! Tenendo conto che la lista degli ingredienti va in ordine decrescente, il primo (prima ancora della farina!!) è lo zucchero, per un totale di 19 grammi di zuccheri su una porzione di dolcetto di 44 grammi... AARGH!
Per ora ho deciso di abbandonare i miei esperimenti. Magari ci riproverò più avanti, creando un impasto italico/casereccio e munendomi degli appositi attrezzi... :-)
Così mi sono fatta consigliare da una amica autoctona, e mi sono recata in una piccola pasticceria specializzata in questi dolcetti. Visto il prezzo, ossia intorno ai $ 3.50 l'uno, ne ho presi giusto un paio e io e mio marito li abbiamo assaggiati... insomma, mi direte, ma cosa diavolo sono??
Ve lo spiego subito: sono delle micro-torte, un pò come i muffin insomma, tutti tondotti e splendidamente decorati e farciti, ma fatti proprio con un impasto da torta. Buoni, per carità, ma volete mettere con la nostra fantastica pasticceria italiana?
Spinta da un paio di programmi televisivi in cui pasticceri nordamericani si danno battaglia a colpi di chi realizza il cupcake più bello e buono (e visto il prezzo al dettaglio), ho acquistato al supermercato la confezione con il preparato e mi sono messa all'opera. Ho comprato anche la glassa al cioccolato per farcirli, illudendomi che avrei fatto dei capolavori culinari.
Ho subito scoperto alcuni fondamenti della perfetta creatrice di cupcake:
1. serve l'apposito stampo. Le formine di carta non supportano la pasta molliccia, che tende subito ad allargarsi e a far perdere la forma tonda (quella tipica del muffin, per intenderci). I miei cupcake sono venuti triangolari, ovali, quadrati, etc, ma neanche uno tondo!
2. serve la siringa per la glassa, sennò l'effetto scenico della decorazione va a farsi friggere. I miei cupcakes, già disgraziati, con la glassa spalmata a coltello sembravano usciti da un quadro di Picasso
3. la quantità di zucchero nell'impasto è mortale. Dico davvero. Li abbiamo assaggiati e ci siamo detti: "Buoni, un pò troppo dolci però", così giusto per curiosità sono andata a leggere gli ingredienti... santo cielo! Tenendo conto che la lista degli ingredienti va in ordine decrescente, il primo (prima ancora della farina!!) è lo zucchero, per un totale di 19 grammi di zuccheri su una porzione di dolcetto di 44 grammi... AARGH!
Per ora ho deciso di abbandonare i miei esperimenti. Magari ci riproverò più avanti, creando un impasto italico/casereccio e munendomi degli appositi attrezzi... :-)
venerdì 16 luglio 2010
The ghiacciato con panna
Eh si, la canicola colpisce anche Montrèal e allora tutti i bar (cafè) si sbizzarriscono a proporre "cafè glacé maison" e "the glacé maison"... così può capitare di ordinare un thè glace e di vedersi arrivare un bel the freddo con molto ghiaccio (come promesso) sormontato da una bella porzione di panna montata!
Passata l'incredulità iniziale, devo dire che il risultato non è male... ah, la creatività canadese!!
Passata l'incredulità iniziale, devo dire che il risultato non è male... ah, la creatività canadese!!
giovedì 1 luglio 2010
Parc La Fontaine
Parc La Fontaine a Montrèal è un vera miniera di elementi bizzarri.
Situato a pochi minuti dal downtown, è un parco di media grandezza con un piccolo laghetto artificiale al centro, stile "The Serpentine" di Hyde Park, a Londra.
A qualsiasi ora del giorno (della notte non ho idea) si possono fare incontri interessanti con persone che svolgono le più svariate attività, tra cui:
- suonare bonghi, chitarre acustiche ed elettriche (amplificate), arpe, ukulele
- ballare il tango
- danzare sui rollerblade
- portare a spasso il cane, il gatto, il coniglio, i canarini (in gabbia), il furetto, i figli
- giocare a calcio, baseball, bocce, pallavolo, frisbee ed a uno strano gioco con una rete tipo pallavolo (bassa) e una palletta minuscola che viene colpita con i piedi... se sapete il nome, ditemelo!
- indossare costumi da lottatori di sumo giapponesi e quindi lottare a chi cade per primo (vedi foto)
- fare picnic, feste, grigliate con barbecue portatili
- fare cardio-poussette, ossia ginnastica con i figli nel passeggino/carrozzina con tanto di istruttore
- praticare tai-chi, yoga, spada, arti marziali in genere
- far navigare nel lago barchette radiocomandate
- dato che il Cirque de Soleil è nato in Quèbec: esercitarsi a camminare sulla corda, far roteare le clavette, andare in monociclo, eseguire acrobazie da trapezisti con l'apposito drappo attaccato ad un albero
- fare una siesta sull'amaca.
A queste condizioni, anche solo una piccola passeggiata pomeridiana in mezzo a tale varietà si rivela interessante...
Situato a pochi minuti dal downtown, è un parco di media grandezza con un piccolo laghetto artificiale al centro, stile "The Serpentine" di Hyde Park, a Londra.
A qualsiasi ora del giorno (della notte non ho idea) si possono fare incontri interessanti con persone che svolgono le più svariate attività, tra cui:
- suonare bonghi, chitarre acustiche ed elettriche (amplificate), arpe, ukulele
- ballare il tango
- danzare sui rollerblade
- portare a spasso il cane, il gatto, il coniglio, i canarini (in gabbia), il furetto, i figli
- giocare a calcio, baseball, bocce, pallavolo, frisbee ed a uno strano gioco con una rete tipo pallavolo (bassa) e una palletta minuscola che viene colpita con i piedi... se sapete il nome, ditemelo!
- indossare costumi da lottatori di sumo giapponesi e quindi lottare a chi cade per primo (vedi foto)
- fare picnic, feste, grigliate con barbecue portatili
- fare cardio-poussette, ossia ginnastica con i figli nel passeggino/carrozzina con tanto di istruttore
- praticare tai-chi, yoga, spada, arti marziali in genere
- far navigare nel lago barchette radiocomandate
- dato che il Cirque de Soleil è nato in Quèbec: esercitarsi a camminare sulla corda, far roteare le clavette, andare in monociclo, eseguire acrobazie da trapezisti con l'apposito drappo attaccato ad un albero
- fare una siesta sull'amaca.
A queste condizioni, anche solo una piccola passeggiata pomeridiana in mezzo a tale varietà si rivela interessante...
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venerdì 11 giugno 2010
La pizza di Gattuso
Da quando sono qui, ho una voglia irrefrenabile di pizza: alta, bassa, margherita, strafarcita... me la mangerei in tutti i modi possibili.
Ci siamo tolti la voglia di ordinarla a casa, insieme a bottiglie di pepsi, ali di pollo e sacchetti di dolcetti... poi però abbiamo optato per il "fai da te" :-)
In Italia non sono mai riuscita a fare una pizza decente, non chiedetemi il perchè... dopo un pò ho ceduto le armi; qui invece deve essere uscita la mia italianità ("tengo cuore italiano!", come dice Gerard Depardieu) e, complice l'impasto di Gattuso, sto ottenendo delle pizze alte, soffici, da leccarsi i baffi.
Sì, Gattuso: è una marca di cibi in scatola (simil-italiani, ovviamente) e al supermercato si trova anche questa busta magica con dentro farina e lievito: non so se sia merito di Gattuso o del forno, ma finalmente sono riuscita a fare un pizza squisita!!
Ci siamo tolti la voglia di ordinarla a casa, insieme a bottiglie di pepsi, ali di pollo e sacchetti di dolcetti... poi però abbiamo optato per il "fai da te" :-)
In Italia non sono mai riuscita a fare una pizza decente, non chiedetemi il perchè... dopo un pò ho ceduto le armi; qui invece deve essere uscita la mia italianità ("tengo cuore italiano!", come dice Gerard Depardieu) e, complice l'impasto di Gattuso, sto ottenendo delle pizze alte, soffici, da leccarsi i baffi.
Sì, Gattuso: è una marca di cibi in scatola (simil-italiani, ovviamente) e al supermercato si trova anche questa busta magica con dentro farina e lievito: non so se sia merito di Gattuso o del forno, ma finalmente sono riuscita a fare un pizza squisita!!
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